Le Parole dei Papi «Dopo che Gesù, a circa trent’anni, aveva lasciato Nazareth e già da un po’ di tempo era andato predicando e operando guarigioni altrove, ritornò una volta al suo paese e si mise ad insegnare nella sinagoga. I suoi concittadini «rimanevano stupiti» per la sua sapienza e, conoscendolo come il «figlio di Maria», il «falegname» vissuto in mezzo a loro, invece di accoglierlo con fede si scandalizzavano di Lui (cfr Mc 6,2-3). Questo fatto è comprensibile, perché la familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi. A causa di questa chiusura spirituale, Gesù non poté compiere a Nazareth «nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì» (Mc 6,5). Infatti, i miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell’amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell’uomo nella reciprocità». (Benedetto XVI - Angelus, 8 luglio 2012) Gesù esordisce dicendo: «Oggi si è compiuta questa Scrittura». Soffermiamoci su questo oggi […] La Parola di Dio sempre è “oggi”. […] La profezia di Isaia risaliva a secoli prima, ma Gesù, «con la potenza dello Spirito», la rende attuale e, soprattutto, la porta a compimento e indica il modo di ricevere la Parola di Dio: oggi. […] Oggi parla al tuo cuore. I compaesani di Gesù sono colpiti dalla sua parola. Anche se, annebbiati dai pregiudizi, non gli credono, si accorgono che il suo insegnamento è diverso da quello degli altri maestri: intuiscono che in Gesù c’è di più. Che cosa? C’è l’unzione dello Spirito Santo. A volte, capita che le nostre prediche e i nostri insegnamenti rimangono generici, astratti, non toccano l’anima e la vita della gente. E perché? Perché mancano della forza di questo oggi, quello che Gesù “riempie di senso” con la potenza dello Spirito è l’oggi. Oggi ti sta parlando. (Papa Francesco - Angelus, 23 gennaio 2022)
Antifona Pietà di me, o Signore, a te grido tutto il giorno: tu sei buono, o Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca. (Sal 85,3.5)
Colletta Dio onnipotente, unica fonte di ogni dono perfetto, infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome, accresci la nostra dedizione a te, fa’ maturare ogni germe di bene e custodiscilo con vigile cura. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Vi annunciai Cristo crocifisso. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 2,1-5
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 118 (119)
R. Quanto amo la tua legge, Signore!
Quanto amo la tua legge! La medito tutto il giorno. Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici, perché esso è sempre con me. R.
Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti. Ho più intelligenza degli anziani, perché custodisco i tuoi precetti. R.
Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero, per osservare la tua parola. Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu a istruirmi. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. (Lc 4,18)
Alleluia.
Vangelo Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio... Nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Dal Vangelo secondo Luca Lc 4,16-30
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
GESUITI -Quindi non ha fatto una lunga predica Gesù. Ha detto “Oggi si è compiuta questa Parola nei vostri orecchi” e stop. “E si meravigliavano delle parole piene di grazia”. Non ha fatto grandi commenti, ma queste parole sono piene di grazie e suscitano meraviglia. Quindi la prima reazione è positiva, perché il grande sogno dell’uomo è esattamente quel testo di Isaia che abbiamo visto: da ciechi diventiamo persone che ci vedono – vuol dire venire alla luce, esistere finalmente in libertà, uscire dalle tenebre, da schiavi diventiamo liberi e da oppressi usciamo finalmente –. Dicono "che bello questo". È bella la proposta, ma c’è una cosa scandalosa. Questo qui non è l’unto. Se fosse l’unto non abiterebbe a Nazareth in quella grotta che vediamo, non sarebbe figlio di Giuseppe e avrebbe un altro nome suo padre – almeno un Cesare Augusto – o chi per lui. Lo scandalo è che questa Parola, che questo disegno di Dio si realizzi nella carne di quell’uomo, che è un uomo qualunque. C’è uno scarto tra quello stupore e quella meraviglia e le attese che loro hanno, che noi abbiamo. Cioè se Lui venisse con l’elicottero, atterrato lì a Nazareth – cosa che duemila anni fa avrebbe avuto più effetto –, magari con i mitra e la guardia del corpo, facendo grandi promesse – ad esempio in denaro –. Invece quello lì è un falegname – ha fatto anche a me dei mobili, ma non sono granché, non sono proprio da Dio –. Lo scandalo è innanzitutto della carne e della carne simile alla nostra. Lui ha assunto il nostro limite e la nostra fragilità, in modo che il nostro limite e la nostra fragilità sia il luogo della libertà e della comunione, non invece della schiavitù e dell’oppressione. Quindi questo è per loro lo scandalo e sarà lo scandalo della croce: la sapienza e la potenza di Dio è nella carne, nella debolezza del limite, perché è nel limite che si stabilisce comunione e amore ed è questa la sapienza e potenza di Dio – l’Amore –, non il dominio sugli altri, quella è imbecillità. E allora Gesù, mentre loro dicevano “Lui è figlio di Giuseppe, non può essere la salvezza da lì”, dice “voi sapete quello che ho fatto altrove e dite perché non lo fai anche qui in casa tua. Pretendete che vi dia delle prove.” Si scandalizzano e poi vogliono, pretendono. Avete mai provato quando uno pretende cose da voi, soprattutto se pretende affetto, cosa fate? Non si può pretendere. Dà fastidio. Assomiglia, ma è diversa la pretesa, dalla attesa. È un dono. Distruggi con la pretesa ciò che vien dato. I figli che pretendono, e pretendono sempre di più, non riconoscono assolutamente ciò che viene dato, che è dono e amore. Quindi è la distruzione dell’amore, della fiducia, cioè del principio della vita, questa pretesa. E allora dice “vedete, non ve lo posso dare, perché avete solo pretese, come già ai tempi di Elia profeta e di Eliseo fu guarita una vedova pagana, non una ebrea – fu resuscitato il figlio della vedova – e guarito un lebbroso pagano e non uno di noi perché quelli non si aspettavano nulla". La salvezza è un dono. È Amore e l’amore non può essere che dono. E davanti alla pretesa Dio non sa più cosa fare. Fin dal principio ha donato ad Adamo di essere a sua immagine e somiglianza, cioè di essere uguale a Lui e Adamo pretende di essere quello che già è come dono. Non puoi esserlo come pretesa. Distruggi il dono, distruggi l’amore.
---->"E tutti furono pieni di collera nella sinagoga udendo tali cose; e, levatisi, lo scacciarono fuori della città e lo condussero fino sul ciglio del monte, su cui la loro città era stata edificata, per buttarlo giù. Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava". Gesù era pieno di Spirito, di vita e di amore, questi son pieni di collera e d’ira, che è lo spirito di morte. Lo scacciano fuori dalla città” – verrà ucciso fuori dalla città – “lo condussero” – lo condurranno – sul monte. Vogliono precipitarlo – là lo innalzeranno sulla croce –, ma egli passando in mezzo a loro camminava. Il Vangelo sarà tutto in cammino. Fin dall’inizio si intravede già la fine. Gli vogliono fare questo bel servizio. Lui comunque cammina. E cammina anche oltre la fine che gli decretano. Proprio quando lo butteranno giù, cioè quando lo innalzeranno, Lui sarà davvero il Messia, il re che ci aprirà gli occhi perché ci rivelerà effettivamente ciò che ci dona. Quindi paradossalmente anche rifiutandolo non fanno che realizzare il dono che Lui oggi viene a portare, cioè il dono della libertà per tutti e dell’apertura degli occhi sulla Verità. Evidenzio questo verbo che abbiamo usato, che rispetto alla traduzione che dice: “se ne andò”. Camminava è diverso. Andarsene vuol dire: "ragazzi vi saluto". Camminare, invece, vuol dire che niente lo ferma, prosegue. Non lo fermerà la morte. Non lo fermerà nessuno. Sa attendere, sa camminare, sa seguirci. "E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua Parola era con potere." Si termina ancora dicendo che Lui insegnava e si sottolinea il sabato perché la sua Parola ci fa passare nel sabato, cioè nel compimento della creazione. L’uomo è creato al sesto giorno, depositario della Parola, perché mediante la Parola l’uomo partecipa all’attività di Dio, che crea il mondo e lo porta al settimo giorno. E la sua Parola era con potere. E sappiate che ogni Parola ha potere, dipende da quale: potere di vita o di morte. Quella di Gesù è potere di vita. Questo testo ci presenta in sintesi tutto il cammino del Vangelo. Siamo all’inizio. Gesù inizia il suo ministero dicendo il suo programma, dove lo realizza – nella vita quotidiana – quando – il sabato – quando viene la festa, con che mezzo – con la Parola – quando – Oggi –, quando ascoltiamo la Parola. Se non la ascoltiamo, la eliminiamo e cosa avviene allora? Realizziamo la Parola, che è un Amore senza condizione e per cui proprio eliminandola Lei realizza in pienezza ciò che è: cioè si dona totalmente anche a chi la elimina e cammina.
Le Parole dei Papi
RispondiElimina«Dopo che Gesù, a circa trent’anni, aveva lasciato Nazareth e già da un po’ di tempo era andato predicando e operando guarigioni altrove, ritornò una volta al suo paese e si mise ad insegnare nella sinagoga. I suoi concittadini «rimanevano stupiti» per la sua sapienza e, conoscendolo come il «figlio di Maria», il «falegname» vissuto in mezzo a loro, invece di accoglierlo con fede si scandalizzavano di Lui (cfr Mc 6,2-3). Questo fatto è comprensibile, perché la familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi. A causa di questa chiusura spirituale, Gesù non poté compiere a Nazareth «nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì» (Mc 6,5). Infatti, i miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell’amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell’uomo nella reciprocità». (Benedetto XVI - Angelus, 8 luglio 2012)
Gesù esordisce dicendo: «Oggi si è compiuta questa Scrittura». Soffermiamoci su questo oggi […] La Parola di Dio sempre è “oggi”. […] La profezia di Isaia risaliva a secoli prima, ma Gesù, «con la potenza dello Spirito», la rende attuale e, soprattutto, la porta a compimento e indica il modo di ricevere la Parola di Dio: oggi. […] Oggi parla al tuo cuore. I compaesani di Gesù sono colpiti dalla sua parola. Anche se, annebbiati dai pregiudizi, non gli credono, si accorgono che il suo insegnamento è diverso da quello degli altri maestri: intuiscono che in Gesù c’è di più. Che cosa? C’è l’unzione dello Spirito Santo. A volte, capita che le nostre prediche e i nostri insegnamenti rimangono generici, astratti, non toccano l’anima e la vita della gente. E perché? Perché mancano della forza di questo oggi, quello che Gesù “riempie di senso” con la potenza dello Spirito è l’oggi. Oggi ti sta parlando. (Papa Francesco - Angelus, 23 gennaio 2022)
Antifona
EliminaPietà di me, o Signore, a te grido tutto il giorno:
tu sei buono, o Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca. (Sal 85,3.5)
Colletta
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Vi annunciai Cristo crocifisso.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 2,1-5
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 118 (119)
R. Quanto amo la tua legge, Signore!
Quanto amo la tua legge!
La medito tutto il giorno.
Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici,
perché esso è sempre con me. R.
Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più intelligenza degli anziani,
perché custodisco i tuoi precetti. R.
Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero,
per osservare la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu a istruirmi. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. (Lc 4,18)
Alleluia.
Vangelo
Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio... Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4,16-30
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.
GESUITI -Quindi non ha fatto una lunga predica Gesù. Ha detto “Oggi si è compiuta questa Parola nei vostri orecchi” e stop. “E si
RispondiEliminameravigliavano delle parole piene di grazia”. Non ha fatto grandi
commenti, ma queste parole sono piene di grazie e suscitano
meraviglia. Quindi la prima reazione è positiva, perché il grande
sogno dell’uomo è esattamente quel testo di Isaia che abbiamo
visto: da ciechi diventiamo persone che ci vedono – vuol dire venire
alla luce, esistere finalmente in libertà, uscire dalle tenebre, da
schiavi diventiamo liberi e da oppressi usciamo finalmente –. Dicono
"che bello questo".
È bella la proposta, ma c’è una cosa scandalosa. Questo qui
non è l’unto. Se fosse l’unto non abiterebbe a Nazareth in quella
grotta che vediamo, non sarebbe figlio di Giuseppe e avrebbe un
altro nome suo padre – almeno un Cesare Augusto – o chi per lui. Lo
scandalo è che questa Parola, che questo disegno di Dio si realizzi
nella carne di quell’uomo, che è un uomo qualunque.
C’è uno scarto tra quello stupore e quella meraviglia e le attese che
loro hanno, che noi abbiamo.
Cioè se Lui venisse con l’elicottero, atterrato lì a Nazareth –
cosa che duemila anni fa avrebbe avuto più effetto –, magari con i
mitra e la guardia del corpo, facendo grandi promesse – ad esempio
in denaro –. Invece quello lì è un falegname – ha fatto anche a me
dei mobili, ma non sono granché, non sono proprio da Dio –.
Lo scandalo è innanzitutto della carne e della carne simile alla nostra.
Lui ha assunto il nostro limite e la nostra fragilità, in modo che il
nostro limite e la nostra fragilità sia il luogo della libertà e della
comunione, non invece della schiavitù e dell’oppressione. Quindi
questo è per loro lo scandalo e sarà lo scandalo della croce: la
sapienza e la potenza di Dio è nella carne, nella debolezza del limite,
perché è nel limite che si stabilisce comunione e amore ed è questa
la sapienza e potenza di Dio – l’Amore –, non il dominio sugli altri,
quella è imbecillità.
E allora Gesù, mentre loro dicevano “Lui è figlio di Giuseppe,
non può essere la salvezza da lì”, dice “voi sapete quello che ho
fatto altrove e dite perché non lo fai anche qui in casa tua.
Pretendete che vi dia delle prove.” Si scandalizzano e poi vogliono,
pretendono. Avete mai provato quando uno pretende cose da voi,
soprattutto se pretende affetto, cosa fate? Non si può pretendere.
Dà fastidio.
Assomiglia, ma è diversa la pretesa, dalla attesa.
È un dono. Distruggi con la pretesa ciò che vien dato.
I figli che pretendono, e pretendono sempre di più, non riconoscono
assolutamente ciò che viene dato, che è dono e amore. Quindi è la
distruzione dell’amore, della fiducia, cioè del principio della vita,
questa pretesa.
E allora dice “vedete, non ve lo posso dare, perché avete
solo pretese, come già ai tempi di Elia profeta e di Eliseo fu guarita
una vedova pagana, non una ebrea – fu resuscitato il figlio della
vedova – e guarito un lebbroso pagano e non uno di noi perché
quelli non si aspettavano nulla".
La salvezza è un dono.
È Amore e
l’amore non può essere che dono.
E davanti alla pretesa Dio non sa
più cosa fare. Fin dal principio ha donato ad Adamo di essere a sua
immagine e somiglianza, cioè di essere uguale a Lui e Adamo
pretende di essere quello che già è come dono. Non puoi esserlo
come pretesa. Distruggi il dono, distruggi l’amore.
---->"E tutti furono pieni di collera nella sinagoga udendo tali cose; e,
Eliminalevatisi, lo scacciarono fuori della città e lo condussero fino sul ciglio del monte, su cui la loro città era stata edificata, per buttarlo giù.
Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava".
Gesù era pieno di Spirito, di vita e di amore, questi son pieni
di collera e d’ira, che è lo spirito di morte. Lo scacciano fuori dalla città” – verrà ucciso fuori dalla città – “lo condussero” – lo
condurranno – sul monte. Vogliono precipitarlo – là lo innalzeranno
sulla croce –, ma egli passando in mezzo a loro camminava.
Il Vangelo sarà tutto in cammino.
Fin dall’inizio si intravede già la fine. Gli vogliono fare questo bel servizio. Lui comunque cammina. E cammina anche oltre la fine che gli decretano. Proprio quando lo butteranno giù, cioè quando lo innalzeranno, Lui sarà
davvero il Messia, il re che ci aprirà gli occhi perché ci rivelerà
effettivamente ciò che ci dona. Quindi paradossalmente anche
rifiutandolo non fanno che realizzare il dono che Lui oggi viene a portare, cioè il dono della libertà per tutti e dell’apertura degli occhi sulla Verità.
Evidenzio questo verbo che abbiamo usato, che rispetto alla
traduzione che dice: “se ne andò”. Camminava è diverso.
Andarsene
vuol dire: "ragazzi vi saluto". Camminare, invece, vuol dire che
niente lo ferma, prosegue. Non lo fermerà la morte. Non lo fermerà nessuno. Sa attendere, sa camminare, sa seguirci.
"E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua Parola era con potere."
Si termina ancora dicendo che Lui insegnava e si sottolinea il
sabato perché la sua Parola ci fa passare nel sabato, cioè nel
compimento della creazione. L’uomo è creato al sesto giorno,
depositario della Parola, perché mediante la Parola l’uomo
partecipa all’attività di Dio, che crea il mondo e lo porta al settimo
giorno.
E la sua Parola era con potere. E sappiate che ogni Parola ha
potere, dipende da quale: potere di vita o di morte.
Quella di Gesù è potere di vita.
Questo testo ci presenta in sintesi tutto il cammino del
Vangelo. Siamo all’inizio. Gesù inizia il suo ministero dicendo il suo programma,
dove lo realizza – nella vita quotidiana –
quando – il sabato –
quando viene la festa, con che mezzo – con la Parola –
quando – Oggi –, quando ascoltiamo la Parola.
Se non la ascoltiamo,
la eliminiamo e cosa avviene allora? Realizziamo la Parola, che è un Amore senza condizione e per cui proprio eliminandola Lei realizza in pienezza ciò che è: cioè si dona totalmente anche a chi la elimina e cammina.
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