Dona pace, o Signore, a quanti in te confidano; i tuoi profeti siano trovati degni di fede. Ascolta la preghiera dei tuoi servi e del tuo popolo, Israele. (Cf. Sir 36,18)
Colletta
O Dio, creatore e Signore dell’universo, volgi a noi il tuo sguardo, e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio per sperimentare la potenza della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 12,31-13,13
Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 32 (33)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.
Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo, con arte suonate la cetra e acclamate. R.
Perché retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra. R.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e sono vita; tu hai parole di vita eterna. (Cf. Gv 6,63c.68c)
Alleluia.
Vangelo Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Antifona Dona pace, o Signore, a quanti in te confidano; i tuoi profeti siano trovati degni di fede. Ascolta la preghiera dei tuoi servi e del tuo popolo, Israele. (Cf. Sir 36,18)
Colletta O Dio, creatore e Signore dell’universo, volgi a noi il tuo sguardo, e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio per sperimentare la potenza della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Grande è il mistero della vera religiosità. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 1Tm 3,14-16
iglio mio, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 110 (111)
R. Grandi sono le opere del Signore.
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore, tra gli uomini retti riuniti in assemblea. Grandi sono le opere del Signore: le ricerchino coloro che le amano. R.
Il suo agire è splendido e maestoso, la sua giustizia rimane per sempre. Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie: misericordioso e pietoso è il Signore. R.
Egli dà il cibo a chi lo teme, si ricorda sempre della sua alleanza. Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere, gli diede l’eredità delle genti. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e sono vita; tu hai parole di vita eterna. (Cf. Gv 6,63c.68c)
Alleluia.
Vangelo Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Dal Vangelo secondo Luca Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Le Parole dei Papi È proprio la classe dirigente quella che chiude le porte al modo col quale Dio vuole salvarci. E così si capiscono i dialoghi forti di Gesù con la classe dirigente del suo tempo: litigano, lo mettono alla prova, gli tendono trappole per vedere se cade, perché è la resistenza a essere salvati. Gesù dice loro: ‘Ma, io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?’; ‘Vogliamo fare la salvezza a modo nostro!’. È sempre questa chiusura al modo di Dio. (…) Anche noi, ognuno di noi ha questo dramma dentro. Ma ci farà bene domandarci: come voglio io essere salvato? A modo mio? Al modo di una spiritualità, che è buona, che mi fa bene, ma che è fissa, ha tutto chiaro e non c’è rischio? O al modo divino, cioè sulla strada di Gesù che sempre ci sorprende, che sempre ci apre le porte a quel mistero dell’Onnipotenza di Dio, che è la misericordia e il perdono?”. (Papa Francesco –Omelia Santa Marta, 3 ottobre 2014)
- Il mistero di Cristo, che toglie il peccato del mondo, viene qui conseguentemente inteso come un mistero di riunificazione. L'umanità di Cristo è , per così dire, la "canna da pesca" divina che ha pescato l'indivisa umanità di tutti gli uomini e ora li attira a Sé, così che tutta l'umanità di ogni uomo -- tratta fuori dalla mortale dispersione di quello smembramento che si chiama "peccato" - sia integrata nell'unità del Corpo di Cristo, dell'Uomo-Dio. BENEDETTO XVI (De Einheit der Nationem)
GESUITI - Coloro che non vogliono muoversi, che rimangono fermi: Gli uomini di questa generazione. È la generazione a cui Gesù si rivolge a quel tempo a quelli che aveva di fronte; in questo tempo noi che ascoltiamo questa parola, per ogni generazione. Il rischio è di assomigliare a questi bambini che non si smuovono, sembrano proprio delle persone infelici a cui non va bene niente. A volte si dice dei bambini, poi questi bambini possono avere: sei, sette, venti, trenta, sessanta, settanta, novant’anni e via: Tutti questi bambini. Si propone qualcosa, ma se non ci va bene, non va bene. Viene Giovanni, non va bene Giovanni: Ha un demonio. Viene Gesù che è il contrario di Giovanni, non va bene neanche Gesù, cioè i motivi per non muoverci possono essere infiniti. Sembra che il gioco di questi bambini non sia altro che quello di contrastare il gioco: non va bene questo; non va bene il suo contrario; non va bene niente. Sono delle posizioni più che di bambini: infantili, che possono verificarsi ad ogni età; non vogliono fare nulla sono indisponibili. Questi non escono neanche a vedere, oppure possono uscire, ma non vedranno niente e in questo modo si opporranno alla buona notizia; l'unico modo: quello di chiudersi. Narrando questa parabola Gesù offre anche a queste persone una nuova possibilità; la pazienza di cui prima si parlava che non viene mai meno. Non si fa vincere Gesù dalle nostre resistenze. E dicendo: È venuto, infatti, Giovanni Battista; è venuto il Figlio dell'uomo; sta dicendo che le nostre attese sono precedute da una venuta: viene Giovanni, viene Gesù. C’è una venuta che ci precede sempre, che precede anche ogni nostra attesa. Una venuta che ci precede tutti e ci precede sempre. È questa la nostra fiducia. Perché la nostra fiducia è nell’accogliere qualcuno che viene per primo, che non attende la nostra attesa, anzi forse ci porta a scoprire pienamente la nostra attesa. Ci rivela quale desiderio portiamo in noi e che siamo tentati di non prendere nemmeno in considerazione, perché coloro che non intervengono a questo gioco non possono dirsi persone felici, sono lì immobili. Quello che Gesù dice alla fine: La Sapienza fu giustificata da tutti i suoi figli. La rivelazione di Gesù fu giustificata da tutti i suoi figli. Questa Sapienza è una persona che ha dei figli, questa Sapienza è qualcuno, qualcosa che fa nascere e rinascere, che dona vita. Questa è la possibilità che viene continuamente offerta. In questo modo, Gesù associa anche Giovanni alla sua opera e chiama adesso queste persone a prendere posizione. Prima aveva chiamato Giovanni, attraverso la parola che ha consegnato ai suoi discepoli perché gliela portassero; adesso chiama questi altri, questi di questa generazione, chiama ciascuno di noi. Questa verità che Gesù rivela necessita di una fede che l’accolga. C’è bisogno di qualcuno che accolga questa parola mettendola a fondamento della propria vita. Una parola che conoscerà difficoltà, ma che è quella che ci rivela chi è Gesù, ma rivelandoci chi è Gesù ci rivela chi siamo noi. Questi bambini che rifiutano il lamento, che rifiutano la gioia, non solo non conoscono Giovanni e Gesù, non conoscono o non vogliono conoscere nemmeno loro stessi.
RispondiEliminaAntifona
Dona pace, o Signore, a quanti in te confidano;
i tuoi profeti siano trovati degni di fede.
Ascolta la preghiera dei tuoi servi e del tuo popolo, Israele. (Cf. Sir 36,18)
Colletta
O Dio, creatore e Signore dell’universo,
volgi a noi il tuo sguardo,
e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio
per sperimentare la potenza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 12,31-13,13
Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 32 (33)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate. R.
Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e sono vita;
tu hai parole di vita eterna. (Cf. Gv 6,63c.68c)
Alleluia.
Vangelo
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore.
Antifona
RispondiEliminaDona pace, o Signore, a quanti in te confidano;
i tuoi profeti siano trovati degni di fede.
Ascolta la preghiera dei tuoi servi e del tuo popolo, Israele. (Cf. Sir 36,18)
Colletta
O Dio, creatore e Signore dell’universo,
volgi a noi il tuo sguardo,
e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio
per sperimentare la potenza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Grande è il mistero della vera religiosità.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1Tm 3,14-16
iglio mio, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità:
egli fu manifestato in carne umana
e riconosciuto giusto nello Spirito,
fu visto dagli angeli
e annunciato fra le genti,
fu creduto nel mondo
ed elevato nella gloria.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 110 (111)
R. Grandi sono le opere del Signore.
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
tra gli uomini retti riuniti in assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le ricerchino coloro che le amano. R.
Il suo agire è splendido e maestoso,
la sua giustizia rimane per sempre.
Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie:
misericordioso e pietoso è il Signore. R.
Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.
Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere,
gli diede l’eredità delle genti. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e sono vita;
tu hai parole di vita eterna. (Cf. Gv 6,63c.68c)
Alleluia.
Vangelo
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaÈ proprio la classe dirigente quella che chiude le porte al modo col quale Dio vuole salvarci. E così si capiscono i dialoghi forti di Gesù con la classe dirigente del suo tempo: litigano, lo mettono alla prova, gli tendono trappole per vedere se cade, perché è la resistenza a essere salvati. Gesù dice loro: ‘Ma, io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?’; ‘Vogliamo fare la salvezza a modo nostro!’. È sempre questa chiusura al modo di Dio. (…) Anche noi, ognuno di noi ha questo dramma dentro. Ma ci farà bene domandarci: come voglio io essere salvato? A modo mio? Al modo di una spiritualità, che è buona, che mi fa bene, ma che è fissa, ha tutto chiaro e non c’è rischio? O al modo divino, cioè sulla strada di Gesù che sempre ci sorprende, che sempre ci apre le porte a quel mistero dell’Onnipotenza di Dio, che è la misericordia e il perdono?”. (Papa Francesco –Omelia Santa Marta, 3 ottobre 2014)
- Il mistero di Cristo, che toglie il peccato del mondo, viene qui conseguentemente inteso come un mistero di riunificazione.
L'umanità di Cristo è , per così dire, la "canna da pesca" divina che ha pescato l'indivisa umanità di tutti gli uomini e ora li attira a Sé, così che tutta l'umanità di ogni uomo -- tratta fuori dalla mortale dispersione di quello smembramento che si chiama "peccato" - sia integrata nell'unità del Corpo di Cristo, dell'Uomo-Dio.
BENEDETTO XVI (De Einheit der Nationem)
GESUITI - Coloro che non vogliono muoversi, che rimangono fermi: Gli uomini di questa generazione. È la generazione a cui Gesù si rivolge a quel tempo a quelli che aveva di fronte; in questo tempo noi che ascoltiamo questa parola, per ogni generazione. Il rischio è di assomigliare a questi bambini che non si smuovono, sembrano proprio delle persone infelici a cui non va bene niente. A volte si dice dei bambini, poi questi bambini possono avere: sei, sette, venti, trenta, sessanta, settanta, novant’anni e via: Tutti questi bambini.
RispondiEliminaSi propone qualcosa, ma se non ci va bene, non va bene.
Viene Giovanni, non va bene Giovanni: Ha un demonio.
Viene Gesù che è il contrario di Giovanni, non va bene neanche Gesù, cioè i motivi per non muoverci possono essere infiniti.
Sembra che il gioco di questi bambini non sia altro che quello di contrastare il gioco: non va bene questo; non va bene il suo contrario; non va bene niente. Sono delle posizioni più che di bambini: infantili, che possono verificarsi ad ogni età; non vogliono fare nulla sono indisponibili. Questi non escono neanche a vedere, oppure possono uscire, ma non vedranno niente e in questo modo si opporranno alla buona notizia; l'unico modo: quello di chiudersi.
Narrando questa parabola Gesù offre anche a queste persone una nuova possibilità; la pazienza di cui prima si parlava che non viene mai meno. Non si fa vincere Gesù dalle nostre resistenze.
E dicendo: È venuto, infatti, Giovanni Battista; è venuto il Figlio dell'uomo; sta dicendo che le nostre attese sono precedute da una venuta: viene Giovanni, viene Gesù.
C’è una venuta che ci precede sempre, che precede anche ogni nostra attesa. Una venuta che ci precede tutti e ci precede sempre.
È questa la nostra fiducia. Perché la nostra fiducia è nell’accogliere qualcuno che viene per primo, che non attende la nostra attesa, anzi forse ci porta a scoprire pienamente la nostra attesa. Ci rivela quale desiderio portiamo in noi e che siamo tentati di non prendere nemmeno in considerazione, perché coloro che non intervengono a questo gioco non possono dirsi persone felici, sono lì immobili.
Quello che Gesù dice alla fine: La Sapienza fu giustificata da tutti i suoi figli.
La rivelazione di Gesù fu giustificata da tutti i suoi figli. Questa Sapienza è una persona che ha dei figli, questa Sapienza è qualcuno, qualcosa che fa nascere e rinascere, che dona vita. Questa è la possibilità che viene continuamente offerta. In questo modo, Gesù associa anche Giovanni alla sua opera e chiama adesso queste persone a prendere posizione. Prima aveva chiamato Giovanni, attraverso la parola che ha consegnato ai suoi discepoli perché gliela portassero; adesso chiama questi altri, questi di questa generazione, chiama ciascuno di noi.
Questa verità che Gesù rivela necessita di una fede che l’accolga.
C’è bisogno di qualcuno che accolga questa parola mettendola a fondamento della propria vita. Una parola che conoscerà difficoltà, ma che è quella che ci rivela chi è Gesù, ma rivelandoci chi è Gesù ci rivela chi siamo noi. Questi bambini che rifiutano il lamento, che rifiutano la gioia, non solo non conoscono Giovanni e Gesù, non conoscono o non vogliono conoscere nemmeno loro stessi.