Antifona Tu sei giusto, o Signore, e retto nei tuoi giudizi: agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 118,137.124)
Colletta O Padre, che ci hai liberati dal peccato e ci hai donato la dignità di figli adottivi, guarda con benevolenza la tua famiglia, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 7,25-31
Fratelli, riguardo alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa delle presenti difficoltà, rimanere così com’è. Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla. Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella loro vita, e io vorrei risparmiarvele. Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 44 (45)
R. Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio. Oppure: R. In te, Signore, ho posto la mia gioia.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio. R.
Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito. È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei le vergini, sue compagne, a te sono presentate. R.
Condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re. Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli; li farai prìncipi di tutta la terra. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. (Lc 6,23ab)
Alleluia.
Vangelo Beati i poveri. Guai a voi, ricchi. Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,20-26
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
PAROLE DEI PAPI “Beati voi, poveri… beati voi, che ora avete fame… beati voi, che ora piangete… beati voi, quando gli uomini… disprezzeranno il vostro nome” a causa mia. Perché li proclama beati? Perché la giustizia di Dio farà sì che costoro siano saziati, rallegrati, risarciti di ogni falsa accusa, in una parola, perché li accoglie fin d’ora nel suo regno. Le beatitudini si basano sul fatto che esiste una giustizia divina, che rialza chi è stato a torto umiliato e abbassa chi si è esaltato (cfr Lc 14,11). Infatti, l’evangelista Luca, dopo i quattro “beati voi”, aggiunge quattro ammonimenti: “guai a voi, ricchi… guai a voi, che ora siete sazi,… guai a voi, che ora ridete” e “guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi”, perché, come afferma Gesù, le cose si ribalteranno, gli ultimi diventeranno primi, e i primi ultimi (cfr Lc 13,30). […] Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Egli non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell’amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore. (Benedetto XVI – Angelus, 14 febbraio 2010) Il povero in spirito è il cristiano che non fa affidamento su se stesso, sulle ricchezze materiali, non si ostina sulle proprie opinioni, ma ascolta con rispetto e si rimette volentieri alle decisioni altrui. Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche! L’umiltà, come la carità, è una virtù essenziale per la convivenza nelle comunità cristiane. I poveri, in questo senso evangelico, appaiono come coloro che tengono desta la meta del Regno dei cieli, facendo intravedere che esso viene anticipato in germe nella comunità fraterna, che privilegia la condivisione al possesso. (P. Francesco Angelus, 29 gennaio 2017)
Sul monte, Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra: è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile. Solo Dio può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti, perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito. Solo Dio può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità. Perciò Gesù proclama: «Rallegratevi ed esultate!». (…) È così che Gesù illumina il senso della storia: non quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi. (…) Le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti “a causa di Cristo” e grazie a Lui che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione. (Leone XIV - Angelus, 1° febbraio 2026)
FAUSTI – E' la Buona Notizia che Gesù ha dato ai poveri, ai quali e per i quali annuncia il compimento della promessa. E' il giudizio di Dio sul mondo : rivela il Suo modo di valutare la realtà, opposto al nostro, e il Suo modo di salvarci, così diverso da quello che noi pensiamo. Le Beatitudini costituiscono il manifesto del Regno di Dio. Nella discesa dal monte, Mosè rivelò cosa doveva fare l'uomo ; ora, nella discesa al piano, Gesù rivela cosa fa Dio stesso. Luca attualizza questa Rivelazione per la sua chiesa e ne fa il fondamento del nuovo popolo in ascolto. La chiave di lettura di tutto il discorso al piano è cristologica/teologica : la vita e l'opera di Gesù manifestano il vero Volto di Dio che nessuno mai ha visto (Gv 1,18). Nel Suo mistero di morte/esaltazione vediamo come Dio dona il Regno. Nella Sua Passione, Gesù, odiato, bandito, insultato, respinto e diffamato, solidarizza con i poveri e si identifica con loro, Lui che già prima era povero e affamato. Nella Sua Resurrezione realizza in prima persona la beatitudine, identificando a Sè tutti i poveri, nella sazietà del banchetto messianico e nel riso di vittoria. Il discorso di Luca è comprensibile solo ai discepoli. E' una Parola indirizzata a chi, scoperto il tesoro, vuole viverne in pienezza i frutti, disposto ad abbandonare ogni impedimento. Dal punto di vista storico, Gesù si rivolge a quei poveri reali di tutti i tipi dei quali si è preso cura. Il Suo “prendersi cura di ogni miseria” è il Suo segno messianico. Sazierà col Suo Pane questi affamati e asciugherà con la Sua consolazione le loro lacrime. E' da notare il tempo presente della prima beatitudine e della prima lamentazione. “Già ora” il Regno è dei poveri e “già ora” i ricchi se ne escludono con un surrogato di consolazione. Le altre due Beatitudini- lamentazioni sono al futuro semplice. Ciò significa che con Gesù la storia presente è definitiva, ma non chiusa : è anzi definitivamente aperta verso il suo termine di salvezza. Questa tensione presente/futuro, tra un “ora” e un “dopo” è lo spazio stesso della storia,luogo di decisione dell'uomo per accogliere la libertà di Cristo. Le Beatitudini si possono comprendere solo conoscendo che Dio è Amore per tutti i Suoi figli. La Sua giustizia è togliere a chi ha e dare a chi non ha, in modo che si viva in concreto la fraternità. Il nostro concetto di giustizia “a ciascuno il suo”, più che sulla giustizia di Dio, che è Amore, si fonda sull'ingiustizia umana e ne codifica l'egoismo che la origina. E' utile notare che la distinzione poveri/ricchi è di facile lettura all'esterno. Difficilissima ne è la lettura all'interno del cuore dell'uomo: solo la Parola che vi penetra dentro discerne in noi tra la beatitudine e l'ahimé ,recidendo dolorosamente in noi il male dal bene. In realtà ognuno di noi è combattuto tra l'avere, il potere e l'apparire da una parte e la chiamata del Signore alla povertà, al servizio e all'umiltà dall'altra.
Antifona
RispondiEliminaTu sei giusto, o Signore, e retto nei tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 118,137.124)
Colletta
O Padre, che ci hai liberati dal peccato
e ci hai donato la dignità di figli adottivi,
guarda con benevolenza la tua famiglia,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 7,25-31
Fratelli, riguardo alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa delle presenti difficoltà, rimanere così com’è.
Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla. Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella loro vita, e io vorrei risparmiarvele.
Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 44 (45)
R. Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio.
Oppure:
R. In te, Signore, ho posto la mia gioia.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio. R.
Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate. R.
Condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.
Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore,
perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. (Lc 6,23ab)
Alleluia.
Vangelo
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,20-26
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore.
PAROLE DEI PAPI
RispondiElimina“Beati voi, poveri… beati voi, che ora avete fame… beati voi, che ora piangete… beati voi, quando gli uomini… disprezzeranno il vostro nome” a causa mia. Perché li proclama beati? Perché la giustizia di Dio farà sì che costoro siano saziati, rallegrati, risarciti di ogni falsa accusa, in una parola, perché li accoglie fin d’ora nel suo regno. Le beatitudini si basano sul fatto che esiste una giustizia divina, che rialza chi è stato a torto umiliato e abbassa chi si è esaltato (cfr Lc 14,11). Infatti, l’evangelista Luca, dopo i quattro “beati voi”, aggiunge quattro ammonimenti: “guai a voi, ricchi… guai a voi, che ora siete sazi,… guai a voi, che ora ridete” e “guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi”, perché, come afferma Gesù, le cose si ribalteranno, gli ultimi diventeranno primi, e i primi ultimi (cfr Lc 13,30). […] Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Egli non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell’amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore.
(Benedetto XVI – Angelus, 14 febbraio 2010)
Il povero in spirito è il cristiano che non fa affidamento su se stesso, sulle ricchezze materiali, non si ostina sulle proprie opinioni, ma ascolta con rispetto e si rimette volentieri alle decisioni altrui. Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche! L’umiltà, come la carità, è una virtù essenziale per la convivenza nelle comunità cristiane. I poveri, in questo senso evangelico, appaiono come coloro che tengono desta la meta del Regno dei cieli, facendo intravedere che esso viene anticipato in germe nella comunità fraterna, che privilegia la condivisione al possesso. (P. Francesco Angelus, 29 gennaio 2017)
Sul monte, Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra: è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile. Solo Dio può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti, perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito. Solo Dio può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità. Perciò Gesù proclama: «Rallegratevi ed esultate!». (…) È così che Gesù illumina il senso della storia: non quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi. (…) Le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti “a causa di Cristo” e grazie a Lui che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione. (Leone XIV - Angelus, 1° febbraio 2026)
EliminaFAUSTI – E' la Buona Notizia che Gesù ha dato ai poveri, ai quali e per i quali annuncia il compimento della promessa.
RispondiEliminaE' il giudizio di Dio sul mondo : rivela il Suo modo di valutare la realtà, opposto al nostro, e il Suo modo di salvarci, così diverso da quello che noi pensiamo.
Le Beatitudini costituiscono il manifesto del Regno di Dio.
Nella discesa dal monte, Mosè rivelò cosa doveva fare l'uomo ; ora, nella discesa al piano, Gesù rivela cosa fa Dio stesso.
Luca attualizza questa Rivelazione per la sua chiesa e ne fa il fondamento del nuovo popolo in ascolto. La chiave di lettura di tutto il discorso al piano è cristologica/teologica : la vita e l'opera di Gesù manifestano il vero Volto di Dio che nessuno mai ha visto (Gv 1,18).
Nel Suo mistero di morte/esaltazione vediamo come Dio dona il Regno. Nella Sua Passione, Gesù, odiato, bandito, insultato, respinto e diffamato, solidarizza con i poveri e si identifica con loro, Lui che già prima era povero e affamato.
Nella Sua Resurrezione realizza in prima persona la beatitudine, identificando a Sè tutti i poveri, nella sazietà del banchetto messianico e nel riso di vittoria.
Il discorso di Luca è comprensibile solo ai discepoli.
E' una Parola indirizzata a chi, scoperto il tesoro, vuole viverne in pienezza i frutti, disposto ad abbandonare ogni impedimento.
Dal punto di vista storico, Gesù si rivolge a quei poveri reali di tutti i tipi dei quali si è preso cura. Il Suo “prendersi cura di ogni miseria” è il Suo segno messianico.
Sazierà col Suo Pane questi affamati e asciugherà con la Sua consolazione le loro lacrime.
E' da notare il tempo presente della prima beatitudine e della prima lamentazione.
“Già ora” il Regno è dei poveri e “già ora” i ricchi se ne escludono con un surrogato di consolazione. Le altre due Beatitudini- lamentazioni sono al futuro semplice. Ciò significa che con Gesù la storia presente è definitiva, ma non chiusa : è anzi definitivamente aperta verso il suo termine di salvezza.
Questa tensione presente/futuro, tra un “ora” e un “dopo” è lo spazio stesso della storia,luogo di decisione dell'uomo per accogliere la libertà di Cristo.
Le Beatitudini si possono comprendere solo conoscendo che Dio è Amore per tutti i Suoi figli.
La Sua giustizia è togliere a chi ha e dare a chi non ha, in modo che si viva in concreto la fraternità. Il nostro concetto di giustizia “a ciascuno il suo”, più che sulla giustizia di Dio, che è Amore, si fonda sull'ingiustizia umana e ne codifica l'egoismo che la origina.
E' utile notare che la distinzione poveri/ricchi è di facile lettura all'esterno. Difficilissima ne è la lettura all'interno del cuore dell'uomo: solo la Parola che vi penetra dentro discerne in noi tra la beatitudine e l'ahimé ,recidendo dolorosamente in noi il male dal bene.
In realtà ognuno di noi è combattuto tra l'avere, il potere e l'apparire da una parte e la chiamata del Signore alla povertà, al servizio e all'umiltà dall'altra.