Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi; tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole. Custodiscimi come pupilla degli occhi, all’ombra delle tue ali nascondimi. (Sal 16,6.8)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, donaci di orientare sempre a te la nostra volontà e di servirti con cuore sincero. Per il nostro Signore Gesù Cristo. Prima Lettura Cristo è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef 2,12-22
Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 84 (85)
R. Il Signore annuncia la pace al suo popolo. Oppure: R. Sei tu, Signore, la nostra pace.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace. Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.
Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. R.
Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo. (Lc 21,36)
Alleluia.
Vangelo Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 12,35-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Le Parole dei Papi Gesù dice: «Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35). Significa vivere pienamente il presente cogliendovi la promessa di eternità. Tutta la nostra vita è tendere alla vita eterna e dobbiamo farci trovare pronti. Una persona è pronta quando è completamente donata a Dio e ai fratelli. Non quando arrivano applausi e successo, no, la vita è molto di più. È stare al mondo in pienezza, nella verità e nella libertà dei figli di Dio e nella relazione di fraternità con gli altri. E questa intensità di relazione con il Padre e con i fratelli e le sorelle si alimenta nella preghiera: la preghiera permette a Dio di starci vicino, libera dalla solitudine e infonde speranza. La preghiera ossigena la vita: come non si può vivere senza respirare, così non si può essere cristiani e vivere come cristiani (…) senza la preghiera. (Francesco - Discorso ai membri dell’Istituto secolare cooperatrici oblate missionarie dell’Immacolata, 20 Novembre 2021)
Le Parole dei Papi «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (v. 35). Questa è la modalità. Anzitutto «le vesti strette ai fianchi», un’immagine che richiama l’atteggiamento del pellegrino, pronto per mettersi in cammino. Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperti con semplicità e fiducia al passaggio di Dio nella nostra vita, alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. (…) E poi (…) ci è richiesto di mantenere «le lampade accese», per essere in grado di rischiarare il buio della notte. Siamo invitati, cioè, a vivere una fede autentica e matura, capace di illuminare le tante “notti” della vita. Lo sappiamo, tutti abbiamo avuto giorni che erano vere notti spirituali. La lampada della fede richiede di essere alimentata di continuo, con l’incontro cuore a cuore con Gesù nella preghiera e nell’ascolto della sua Parola. (…) E Gesù, per farci capire questo atteggiamento, racconta la parabola dei servitori che attendono il ritorno del padrone quando torna dalle nozze (vv. 36-40), presentando così un altro aspetto della vigilanza: essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore. Ognuno di noi si incontrerà, si troverà in quel giorno dell’incontro. Ognuno di noi ha la propria data dell’incontro definitivo. Dice il Signore: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; … E, se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!» (vv. 37-38). Con queste parole, il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti che abbiamo, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo: i piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra, e il cuore nostalgico del cielo. (Angelus, domenica 11 agosto 2019) Il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti che abbiamo, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). (…) Noi non possiamo capire davvero in cosa consista questa gioia suprema, tuttavia Gesù ce lo fa intuire con la similitudine del padrone che trovando ancora svegli i servi al suo ritorno: «si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (v. 37). La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù fin da adesso: Gesù prega per noi, Gesù ci guarda e prega il Padre per noi, Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno. La Vergine Maria, con la sua materna intercessione, sostenga questo nostro impegno. (Papa Francesco, Angelus, 11 agosto 2019)
GESUITI - Si parla del giorno, dell’ora della venuta del Signore, il che vuol dire la fine del mondo, no? Però si parla dei lombi cinti, che richiamano la Pasqua, l’Esodo, la libertà, il cammino, si parla del servizio, dello stare seduto a mensa, del mangiare, delle beatitudini, poco dopo si dirà beato chi mangia il pane nel Regno, cioè sono tutte allusioni eucaristiche; cioè noi siamo chiamati a vivere la fine del mondo, anzi il fine del mondo - l’incontro con il Signore che viene - nella quotidianità e ciò che celebriamo nell’eucarestia sono veramente le nozze con il Signore, l’anticipo del banchetto eterno. E quel pane che mangiamo nell’eucarestia è davvero il cibo di vita eterna che ci fa vivere ora l’amore concreto con i fratelli: chi mangia di me vivrà per me, vivrà di me come io vivo del Padre. Perché l’uomo è ciò che mangia: se davvero mangiamo questo corpo dato per noi, questa Parola, diventiamo questo corpo e, allora, ecco che noi viviamo già ora la fine del mondo vecchio, che è il fine della nostra vita, finire con il mondo vecchio, e l’inizio del mondo nuovo. E, allora, tutta la nostra esistenza è davvero un aprire allo sposo che bussa e viene; in ogni azione della vita, in ogni momento, se tu apri viene il Signore, se tu chiudi rifiuti il Signore e il Signore è presente in ogni persona, in ogni situazione. Quindi l’importanza del momento presente è l’importanza dell’eucarestia, che non è un bel rito così tanto per fare qualcosa, perché tutte le religioni hanno dei riti, ma è davvero celebre nell’eucarestia ciò che viviamo le 24 ore al giorno, se la celebriamo quotidianamente, o che viviamo tutta la settimana. Allora vediamo adesso per ordine le caratteristiche della nostra vita quotidiana alla luce dell’orizzonte definitivo. Come indicazione potremmo dire: come vivere, come attrezzarci per stare e, nel contempo, andare verso il Signore che viene. Contemplativi,, ma anche in abito di lavoro ... ... in abito di servizio. La prima caratteristica del cristiano: la sua libertà non è quella di dominare, ma di servire che è un’altra cosa. È esattamente il contrario di quello che intendiamo per liberà noi: libertà è fare quello che mi pare e piace; no, libertà è un’altra cosa: è la libertà di amare e servire, l’altro si chiama egoismo e schiavitù. Se noi abbiamo questi atteggiamenti le lucerne sono ardenti. Gesù aveva detto nelle beatitudini: voi siete luce del mondo, cioè proprio vivendo così noi diventiamo luce come Dio che è luce, cioè riveliamo la bellezza della vita, una vita che è veramente nella libertà, nell’esodo dalla schiavitù, nel servizio reciproco, nel cammino, nell’apertura, nella disponibilità. Sì, sono abiti di lavoro, potremmo allora proseguire dicendo ecco: le mani attive e gli occhi aperti a cogliere quello che è una luce che promana innanzitutto da Lui, poi da noi si riflette anche per gli altri, lucerne ardenti.
RispondiEliminaAntifona
Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi. (Sal 16,6.8)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
donaci di orientare sempre a te la nostra volontà
e di servirti con cuore sincero.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Cristo è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 2,12-22
Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 84 (85)
R. Il Signore annuncia la pace al suo popolo.
Oppure:
R. Sei tu, Signore, la nostra pace.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Vegliate in ogni momento pregando,
perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo. (Lc 21,36)
Alleluia.
Vangelo
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,35-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
EliminaGesù dice: «Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35). Significa vivere pienamente il presente cogliendovi la promessa di eternità. Tutta la nostra vita è tendere alla vita eterna e dobbiamo farci trovare pronti. Una persona è pronta quando è completamente donata a Dio e ai fratelli. Non quando arrivano applausi e successo, no, la vita è molto di più. È stare al mondo in pienezza, nella verità e nella libertà dei figli di Dio e nella relazione di fraternità con gli altri. E questa intensità di relazione con il Padre e con i fratelli e le sorelle si alimenta nella preghiera: la preghiera permette a Dio di starci vicino, libera dalla solitudine e infonde speranza. La preghiera ossigena la vita: come non si può vivere senza respirare, così non si può essere cristiani e vivere come cristiani (…) senza la preghiera. (Francesco - Discorso ai membri dell’Istituto secolare cooperatrici oblate missionarie dell’Immacolata, 20 Novembre 2021)
Le Parole dei Papi
Elimina«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (v. 35). Questa è la modalità. Anzitutto «le vesti strette ai fianchi», un’immagine che richiama l’atteggiamento del pellegrino, pronto per mettersi in cammino. Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperti con semplicità e fiducia al passaggio di Dio nella nostra vita, alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. (…) E poi (…) ci è richiesto di mantenere «le lampade accese», per essere in grado di rischiarare il buio della notte. Siamo invitati, cioè, a vivere una fede autentica e matura, capace di illuminare le tante “notti” della vita. Lo sappiamo, tutti abbiamo avuto giorni che erano vere notti spirituali. La lampada della fede richiede di essere alimentata di continuo, con l’incontro cuore a cuore con Gesù nella preghiera e nell’ascolto della sua Parola. (…) E Gesù, per farci capire questo atteggiamento, racconta la parabola dei servitori che attendono il ritorno del padrone quando torna dalle nozze (vv. 36-40), presentando così un altro aspetto della vigilanza: essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore. Ognuno di noi si incontrerà, si troverà in quel giorno dell’incontro. Ognuno di noi ha la propria data dell’incontro definitivo. Dice il Signore: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; … E, se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!» (vv. 37-38). Con queste parole, il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti che abbiamo, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo: i piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra, e il cuore nostalgico del cielo. (Angelus, domenica 11 agosto 2019)
Il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti che abbiamo, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). (…) Noi non possiamo capire davvero in cosa consista questa gioia suprema, tuttavia Gesù ce lo fa intuire con la similitudine del padrone che trovando ancora svegli i servi al suo ritorno: «si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (v. 37). La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù fin da adesso: Gesù prega per noi, Gesù ci guarda e prega il Padre per noi, Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno. La Vergine Maria, con la sua materna intercessione, sostenga questo nostro impegno. (Papa Francesco, Angelus, 11 agosto 2019)
GESUITI - Si parla del
RispondiEliminagiorno, dell’ora della venuta del Signore, il che vuol dire la fine del
mondo, no? Però si parla dei lombi cinti, che richiamano la Pasqua,
l’Esodo, la libertà, il cammino, si parla del servizio, dello stare
seduto a mensa, del mangiare, delle beatitudini, poco dopo si dirà
beato chi mangia il pane nel Regno, cioè sono tutte allusioni
eucaristiche; cioè noi siamo chiamati a vivere la fine del mondo, anzi
il fine del mondo - l’incontro con il Signore che viene - nella
quotidianità e ciò che celebriamo nell’eucarestia sono veramente le
nozze con il Signore, l’anticipo del banchetto eterno. E quel pane
che mangiamo nell’eucarestia è davvero il cibo di vita eterna che ci
fa vivere ora l’amore concreto con i fratelli: chi mangia di me vivrà
per me, vivrà di me come io vivo del Padre. Perché l’uomo è ciò che
mangia: se davvero mangiamo questo corpo dato per noi, questa
Parola, diventiamo questo corpo e, allora, ecco che noi viviamo già
ora la fine del mondo vecchio, che è il fine della nostra vita, finire
con il mondo vecchio, e l’inizio del mondo nuovo.
E, allora, tutta la nostra esistenza è davvero un aprire allo
sposo che bussa e viene; in ogni azione della vita, in ogni momento,
se tu apri viene il Signore, se tu chiudi rifiuti il Signore e il Signore è
presente in ogni persona, in ogni situazione. Quindi l’importanza del
momento presente è l’importanza dell’eucarestia, che non è un bel
rito così tanto per fare qualcosa, perché tutte le religioni hanno dei
riti, ma è davvero celebre nell’eucarestia ciò che viviamo le 24 ore al
giorno, se la celebriamo quotidianamente, o che viviamo tutta la
settimana. Allora vediamo adesso per ordine le caratteristiche della
nostra vita quotidiana alla luce dell’orizzonte definitivo.
Come indicazione potremmo dire: come vivere, come
attrezzarci per stare e, nel contempo, andare verso il Signore che
viene.
Contemplativi,, ma anche in abito di lavoro ...
... in abito di servizio. La prima caratteristica del cristiano: la
sua libertà non è quella di dominare, ma di servire che è un’altra
cosa. È esattamente il contrario di quello che intendiamo per liberà
noi: libertà è fare quello che mi pare e piace; no, libertà è un’altra
cosa: è la libertà di amare e servire, l’altro si chiama egoismo e
schiavitù. Se noi abbiamo questi atteggiamenti le lucerne sono
ardenti. Gesù aveva detto nelle beatitudini: voi siete luce del mondo,
cioè proprio vivendo così noi diventiamo luce come Dio che è luce,
cioè riveliamo la bellezza della vita, una vita che è veramente nella
libertà, nell’esodo dalla schiavitù, nel servizio reciproco, nel
cammino, nell’apertura, nella disponibilità.
Sì, sono abiti di lavoro, potremmo allora proseguire dicendo
ecco: le mani attive e gli occhi aperti a cogliere quello che è una luce
che promana innanzitutto da Lui, poi da noi si riflette anche per gli
altri, lucerne ardenti.