martedì 8 ottobre 2019

"QUANDO PREGATE, DITE ..." Lc 11,1-4


5 commenti:

  1. Antifona
    Tutte le cose sono in tuo potere
    e nessuno può opporsi alla tua volontà.
    Tu hai fatto il cielo e la terra
    e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento:
    tu sei il Signore di tutte le cose. (Cf. Est 4,17b-c)

    Colletta
    Dio onnipotente ed eterno,
    che esaudisci le preghiere del tuo popolo
    oltre ogni desiderio e ogni merito,
    effondi su di noi la tua misericordia:
    perdona ciò che la coscienza teme
    e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Tu hai pietà per una pianta di ricino, e io non dovrei avere pietà di Ninive, la grande città?
    Dal libro del profeta Giona
    Gn 4,1-11

    Giona provò grande dispiacere e fu sdegnato. Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».
    Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.
    Ma il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d’oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: «Meglio per me morire che vivere».
    Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?». Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!». Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Nìnive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?».

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 85 (86)

    R. Signore, tu sei misericordioso e pietoso.

    Pietà di me, Signore,
    a te grido tutto il giorno.
    Rallegra la vita del tuo servo,
    perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia. R.

    Tu sei buono, Signore, e perdoni,
    sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
    Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
    e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.

    Tutte le genti che hai creato verranno
    e si prostreranno davanti a te, Signore,
    per dare gloria al tuo nome.
    Grande tu sei e compi meraviglie:
    tu solo sei Dio. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi,
    per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». (Rm 8,15bc)

    Alleluia.

    Vangelo
    Signore, insegnaci a pregare.
    Dal Vangelo secondo Luca
    Lc 11,1-4

    Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
    Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
    Padre,
    sia santificato il tuo nome,
    venga il tuo regno;
    dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
    e perdona a noi i nostri peccati,
    anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
    e non abbandonarci alla tentazione».

    Parola del Signore.

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  2. Le Parole dei Papi
    Il Vangelo […] ci presenta Gesù raccolto in preghiera, un po’ appartato dai suoi discepoli. Quando ebbe finito, uno di loro gli disse: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1). Gesù non fece obiezioni, non parlò di formule strane o esoteriche, ma con molta semplicità disse: “Quando pregate, dite: «Padre…»”, e insegnò il Padre Nostro (cfr Lc 11,2-4), traendolo dalla sua stessa preghiera, con cui si rivolgeva a Dio, suo Padre. […] Siamo di fronte alle prime parole della Sacra Scrittura che apprendiamo fin da bambini. Esse svelano che “noi non siamo già in modo compiuto figli di Dio, ma dobbiamo diventarlo ed esserlo sempre di più mediante una nostra sempre più profonda comunione con Gesù. Questa preghiera accoglie ed esprime anche le umane necessità materiali e spirituali: “Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati” (Lc 11,3-4). E proprio a causa dei bisogni e delle difficoltà di ogni giorno, Gesù esorta con forza: “Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Non è un domandare per soddisfare le proprie voglie, quanto piuttosto per tenere desta l’amicizia con Dio, il quale – dice sempre il Vangelo – “darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!” (Lc 11,13). […] Ogniqualvolta recitiamo il Padre Nostro, la nostra voce s’intreccia con quella della Chiesa, perché chi prega non è mai solo.
    (Benedetto XVI – Angelus, 25 luglio 2010)
    Nella Preghiera del Signore - nel “Padre nostro” - chiediamo il «pane quotidiano», nel quale scorgiamo un particolare riferimento al Pane eucaristico, di cui abbiamo bisogno per vivere da figli di Dio. Imploriamo anche «la remissione dei nostri debiti», e per essere degni di ricevere il perdono di Dio ci impegniamo a perdonare chi ci ha offeso. E questo non è facile. Perdonare le persone che ci hanno offeso non è facile; è una grazia che dobbiamo chiedere: “Signore, insegnami a perdonare come tu hai perdonato me”. È una grazia. (PAPA Francesco UDIENZA GENERALE, 14 marzo 2018)

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    1. Solo chiedendo lo Spirito Santo, sapremo vedere nel panorama che ci circonda le attese mute, sapremo ascoltare il gemito e le domande di chi non può provvedere a se stesso e alla famiglia, le grida inespresse delle persone che per dignità tacciono , impareremo a guardare negli occhi i passanti che ci evitano con timore, e scorgere negli occhi dei bimbi il balenare di tante domande senza risposta!E sapremo noi stessi farci domande sul cammino intrapreso, sui motivi che ci spingono a procedere o sugli ostacoli che dobbiamo superare, sulla ricerca del dialogo e delle intese tra i vari settori della vita in cui la nostra giornata ci porta! E saremo risposta solo se nello Spirito possiamo ancora chiedere l'abbraccio misericordioso del Padre! Per noi e per tutti!

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  3. FAUSTI – La missione del samaritano sarà compiuta solo quando tutti gli uomini diranno :”Abbà”. Questa è la Parola che ci genera nella nostra verità di figli.
    Gesù è venuto ad insegnarcela, se Lo ascoltiamo come Maria.
    Dopo averci svelato il Suo mistero di Figlio e di Fratello, con questa preghiera ci fa entrare nella paternità di Dio : in essa desideriamo quanto ci occorre per viverla.
    E' quanto Lui stesso ci dona nell'Eucaristia , in cui offre Se stesso come nostro cibo.
    Solo alla fine cesserà la preghiera di richiesta del pane e dello Spirito, perché avremo la Sua pienezza di vita.
    Allora esulteremo con Lui nello Spirito. Questa danza d'Amore è il fine di tutta la Creazione , delle sue sofferenze e delle sue doglie (Rom 8, 19-23).
    E' il suo fine perché è la sorgente da cui è scaturita.
    Questa preghiera è un dialogo diretto tra un “Tu” che è il Padre, e un “noi”, che è il vero io, in quanto in comunione col Figlio e con i fratelli.
    In Gesù posso riprendere a rispondere “Tu” al Padre che nel Suo infinito Amore da sempre mi ha
    rivolto la Sua Parola.
    In questo “Tu” che rivolgo al Padre , nella solidarietà con me del Suo Figlio, ritrovo anche il “noi” dei fratelli. La scoperta della paternità fonda e costruisce la fraternità.
    Senza il “Tu” non c'è preghiera.
    E non c'è neanche l'uomo, che è : o fuga da sé o risposta al “tu” che Dio gli rivolge.
    Ma anche senza il “noi” non c'è preghiera, perché non si può stare davanti al Padre separati dal Figlio e dai fratelli.
    Sarebbe negare la Sua paternità, proprio mentre Lo chiamiamo “Padre”.
    Per questo, se non amo e perdono i fratelli, non amo il Padre : non ho accettato il Suo Amore e il Suo perdono nel Figlio.
    Pregare in spirito di verità questa preghiera, è già l'esaudimento stesso di ogni preghiera.
    Infatti, chiamando Dio col Nome di Padre, ne accettiamo la paternità e gli chiediamo quel pane che è sempre necessario ogni giorno : il Suo Amore e il Suo Perdono , per amare e perdonare i fratelli.
    Ciò che chiediamo nel Padre Nostro è già tutto realizzato e donato a noi nel Figlio:
    la santificazione del Nome, il Regno, il Pane, il perdono e la forza della fiducia.
    Chiedendo, apriamo la mano per riceverlo.
    E' la migliore preghiera che possiamo fare sia per noi che per i fratelli , chiediamo quei doni che il Padre vuol fare a tutti nel Figlio.
    Pregare è entrare in Gesù , Intercessione eterna per noi, che in Lui siamo creati e salvati.
    Pregare è ascoltare il Suo Sì eterno alla compiacenza del Padre, partecipare alla Sua Filialità, gioire del Suo stesso Amore col Padre.
    Qui ci viene donato di chiederlo, perché lo possiamo desiderare e ottenere come Dono.

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ASCENSIONE Lc 24,49 - 53