PAROLE DEL SANTO PADRE La speranza è questo vivere in tensione, sempre; sapere che non possiamo fare il nido qui: la vita del cristiano è “in tensione verso”. Se un cristiano perde questa prospettiva, la sua vita diventa statica e le cose che non si muovono, si corrompono. Pensiamo all’acqua: quando l’acqua è ferma, non corre, non si muove, si corrompe. Un cristiano che non è capace di essere proteso, di essere in tensione verso l’altra riva, gli manca qualcosa: finirà corrotto. Per lui, la vita cristiana sarà una dottrina filosofica, la vivrà così, lui dirà che è fede ma senza speranza non lo è. […] Se noi vogliamo essere uomini e donne di speranza, dobbiamo essere poveri, poveri, non attaccati a niente. Poveri. E aperti verso l’altra riva. La speranza è umile, ed è una virtù che si lavora – diciamo così – tutti i giorni: tutti i giorni bisogna riprenderla, tutti i giorni bisogna prendere la corda e vedere che l’ancora sia fissa là e io la tengo in mano; tutti i giorni è necessario ricordare che abbiamo la caparra, che è lo Spirito che lavora in noi con piccole cose. […] Per questo, la speranza è una virtù che non si vede: lavora da sotto; ci fa andare a guardare da sotto. Non è facile vivere in speranza, ma io direi che dovrebbe essere l’aria che respira un cristiano, aria di speranza; al contrario, non potrà camminare, non potrà andare avanti perché non saprà dove andare. La speranza – questo sì, è certo – ci dà una sicurezza: la speranza non delude. Mai. Se tu speri, non sarai deluso. Bisogna aprirsi a quella promessa del Signore, protesi verso quella promessa, ma sapendo che c’è lo Spirito che lavora in noi. Che il Signore ci dia, a tutti noi, questa grazia di vivere in tensione, in tensione ma non per i nervi, i problemi, no: in tensione per lo Spirito Santo che ci getta verso l’altra riva e ci mantiene in speranza. (Omelia da Santa Marta, 29 ottobre 2019)
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4) Colletta
Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef 5,21-33
Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 127 (128)
R. Beato chi teme il Signore.
Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. R.
La tua sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa. R.
Ecco com'è benedetto l'uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion. Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita! R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cf. Mt 11,25)
Alleluia.
Vangelo Il granello crebbe e divenne un albero.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 13,18-21
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
FAUSTI – Il Regno c'è, ed è all'opera nel mondo. Ora si dice come. Ha un'apparenza trascurabile e insignificante , quasi invisibile, e ci vuole discernimento per riconoscerlo. Agisce nella nostra storia secondo lo stile che fu proprio di Gesù, sotto il segno della povertà, nell'irrilevanza religiosa e politica. Il Regno del Padre, aperto agli infanti, agli occhi dei potenti è una realtà piccola e fallimentare : un seme che marcisce!Ma proprio così rivela la sua forza vitale, spontanea e specifica, di diventare pianta. Il Regno del Padre, donato ai peccatori, agli occhi dei religiosi è una realtà immonda e disprezzabile : un po' di farina andata a male! Ma proprio così rivela la sua forza di lievito, capace di trasformare in pane di vita tutta la pasta del mondo. Dio realizza il Suo disegno con ciò che è piccolo, disprezzato e nulla. Lascia libero l'uomo di fare la storia; si riserva però di interpretarla. E quel che conta è la Sua interpretazione, che ci viene svelata nel mistero del Figlio dell'uomo. Anch' Egli fu preso e gettato via. Ma così divenne l'albero della Vita offerta a tutti gli uomini. Anch' Egli fu preso e nascosto in fretta, come immondo, per celebrare la festa (Gv 19,31). Ma così divenne fermento di novità che lievitò la terra, aprendone i sepolcri. Il lievito del Regno ha caratteristiche opposte a quello dei farisei : invece della paura della morte, l'amore del Padre (12,32) ; invece dell'accumulo, il dono; invece del ladro che ruba la vita, lo Sposo che bussa (12,35). Il tempo presente è il momento di grazia in cui siamo chiamati a convertirci. Questo è il senso della storia, dilatazione nel tempo dell'Eterna Misericordia di Dio. Con Gesù è giunto il sabato e siamo liberati dal male. Chi si volge a Lui e accetta la Sua Parola di salvezza, da curvo che era, può finalmente alzarsi. La conversione consiste nel volgersi a Lui che è ancora presente nella nostra storia allo stesso modo di allora. L'annuncio ce Lo fa riconoscere nel Suo mistero di piccolezza/grandezza, umiltà/esaltazione, morte/resurrezione. La salvezza , finché dura il tempo della pazienza di Dio, avrà sempre i lineamenti del Volto del Figlio dell'uomo crocifisso, il più piccolo di tutti. Queste parabole sono criteri di discernimento per vedere il disegno dall'alto, come lo vede Dio : ciò che capitò a Gesù nella Sua storia, capita al Suo Regno nella nostra storia. Sono quindi parabole cristologiche, che tracciano la storia di Gesù, il seme che produce Vita attraverso la morte, il lievito che agisce solo nel nascondimento! Diventano parabole della Chiesa, chiamata a seguirlo. L'ostentazione e la ricompattazione sono le caratteristiche contrarie al Regno, rovinano la cattolicità e la sua missione nel mondo. Questa esige l'umiltà e il nascondimento del samaritano , l'escluso, che si perde per tutte le strade facendosi solidale con l'infermità dei fratelli. Questo lievito, sapienza del Crocifisso, si oppone alla sapienza mondana, lievito dei farisei. Le tre misure di farina che servono per i tre pani sono la vita per i tre giorni della storia umana : oggi, domani e sempre. Solo così tutta la pasta del mondo passerà dal lievito dei farisei a quello del Regno : attraverso la pochezza e l'umiltà. Diversamente, nonostante tutta la buona volontà, non si fa che intralciare il lavoro di Dio nella storia.
PAROLE DEL SANTO PADRE
RispondiEliminaLa speranza è questo vivere in tensione, sempre; sapere che non possiamo fare il nido qui: la vita del cristiano è “in tensione verso”. Se un cristiano perde questa prospettiva, la sua vita diventa statica e le cose che non si muovono, si corrompono. Pensiamo all’acqua: quando l’acqua è ferma, non corre, non si muove, si corrompe. Un cristiano che non è capace di essere proteso, di essere in tensione verso l’altra riva, gli manca qualcosa: finirà corrotto. Per lui, la vita cristiana sarà una dottrina filosofica, la vivrà così, lui dirà che è fede ma senza speranza non lo è. […]
Se noi vogliamo essere uomini e donne di speranza, dobbiamo essere poveri, poveri, non attaccati a niente. Poveri. E aperti verso l’altra riva. La speranza è umile, ed è una virtù che si lavora – diciamo così – tutti i giorni: tutti i giorni bisogna riprenderla, tutti i giorni bisogna prendere la corda e vedere che l’ancora sia fissa là e io la tengo in mano; tutti i giorni è necessario ricordare che abbiamo la caparra, che è lo Spirito che lavora in noi con piccole cose. […]
Per questo, la speranza è una virtù che non si vede: lavora da sotto; ci fa andare a guardare da sotto. Non è facile vivere in speranza, ma io direi che dovrebbe essere l’aria che respira un cristiano, aria di speranza; al contrario, non potrà camminare, non potrà andare avanti perché non saprà dove andare. La speranza – questo sì, è certo – ci dà una sicurezza: la speranza non delude. Mai. Se tu speri, non sarai deluso. Bisogna aprirsi a quella promessa del Signore, protesi verso quella promessa, ma sapendo che c’è lo Spirito che lavora in noi. Che il Signore ci dia, a tutti noi, questa grazia di vivere in tensione, in tensione ma non per i nervi, i problemi, no: in tensione per lo Spirito Santo che ci getta verso l’altra riva e ci mantiene in speranza. (Omelia da Santa Marta, 29 ottobre 2019)
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Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 5,21-33
Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 127 (128)
R. Beato chi teme il Signore.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene. R.
La tua sposa come vite feconda
nell'intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d'ulivo
intorno alla tua mensa. R.
Ecco com'è benedetto
l'uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cf. Mt 11,25)
Alleluia.
Vangelo
Il granello crebbe e divenne un albero.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,18-21
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Parola del Signore.
FAUSTI – Il Regno c'è, ed è all'opera nel mondo. Ora si dice come.
RispondiEliminaHa un'apparenza trascurabile e insignificante , quasi invisibile, e ci vuole discernimento per riconoscerlo. Agisce nella nostra storia secondo lo stile che fu proprio di Gesù, sotto il segno della povertà, nell'irrilevanza religiosa e politica.
Il Regno del Padre, aperto agli infanti, agli occhi dei potenti è una realtà piccola e fallimentare : un seme che marcisce!Ma proprio così rivela la sua forza vitale, spontanea e specifica, di diventare pianta.
Il Regno del Padre, donato ai peccatori, agli occhi dei religiosi è una realtà immonda e disprezzabile : un po' di farina andata a male! Ma proprio così rivela la sua forza di lievito, capace di trasformare in pane di vita tutta la pasta del mondo.
Dio realizza il Suo disegno con ciò che è piccolo, disprezzato e nulla.
Lascia libero l'uomo di fare la storia; si riserva però di interpretarla.
E quel che conta è la Sua interpretazione, che ci viene svelata nel mistero del Figlio dell'uomo.
Anch' Egli fu preso e gettato via. Ma così divenne l'albero della Vita offerta a tutti gli uomini.
Anch' Egli fu preso e nascosto in fretta, come immondo, per celebrare la festa (Gv 19,31). Ma così divenne fermento di novità che lievitò la terra, aprendone i sepolcri.
Il lievito del Regno ha caratteristiche opposte a quello dei farisei : invece della paura della morte, l'amore del Padre (12,32) ; invece dell'accumulo, il dono; invece del ladro che ruba la vita, lo Sposo che bussa (12,35).
Il tempo presente è il momento di grazia in cui siamo chiamati a convertirci.
Questo è il senso della storia, dilatazione nel tempo dell'Eterna Misericordia di Dio.
Con Gesù è giunto il sabato e siamo liberati dal male.
Chi si volge a Lui e accetta la Sua Parola di salvezza, da curvo che era, può finalmente alzarsi.
La conversione consiste nel volgersi a Lui che è ancora presente nella nostra storia allo stesso modo di allora. L'annuncio ce Lo fa riconoscere nel Suo mistero di piccolezza/grandezza, umiltà/esaltazione, morte/resurrezione.
La salvezza , finché dura il tempo della pazienza di Dio, avrà sempre i lineamenti del Volto del Figlio dell'uomo crocifisso, il più piccolo di tutti.
Queste parabole sono criteri di discernimento per vedere il disegno dall'alto, come lo vede Dio : ciò che capitò a Gesù nella Sua storia, capita al Suo Regno nella nostra storia.
Sono quindi parabole cristologiche, che tracciano la storia di Gesù, il seme che produce Vita attraverso la morte, il lievito che agisce solo nel nascondimento!
Diventano parabole della Chiesa, chiamata a seguirlo.
L'ostentazione e la ricompattazione sono le caratteristiche contrarie al Regno, rovinano la cattolicità e la sua missione nel mondo. Questa esige l'umiltà e il nascondimento del samaritano , l'escluso, che si perde per tutte le strade facendosi solidale con l'infermità dei fratelli.
Questo lievito, sapienza del Crocifisso, si oppone alla sapienza mondana, lievito dei farisei.
Le tre misure di farina che servono per i tre pani sono la vita per i tre giorni della storia umana : oggi, domani e sempre. Solo così tutta la pasta del mondo passerà dal lievito dei farisei a quello del Regno : attraverso la pochezza e l'umiltà.
Diversamente, nonostante tutta la buona volontà, non si fa che intralciare il lavoro di Dio nella storia.