lunedì 18 novembre 2019

"ZACCHEO CERCAVA DI VEDERE CHI ERA GESU' " Lc 19,1-10








 


5 commenti:

  1. Dice il Signore:
    «Io ho progetti di pace e non di sventura.
    Voi mi invocherete e io vi esaudirò:
    vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Cf. Ger 29,11-12.14)


    Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
    ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
    perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
    possiamo avere felicità piena e duratura.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui.
    Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
    Ap 3,1-6.14-22

    Io Giovanni, udii il Signore che mi diceva:
    «All’angelo della Chiesa che è a Sardi scrivi:
    “Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle. Conosco le tue opere; ti si crede vivo, e sei morto. Sii vigilante, rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato perfette le tue opere davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai ricevuto e ascoltato la Parola, custodiscila e convèrtiti perché, se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia a che ora io verrò da te. Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”.
    All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:
    “Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”».

    Parola di Dio.


    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 14 (15)
    R. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono.
    Oppure:
    R. Ci accoglierai, Signore, nella gioia del tuo regno.
    Colui che cammina senza colpa,
    pratica la giustizia
    e dice la verità che ha nel cuore,
    non sparge calunnie con la sua lingua. R.

    Non fa danno al suo prossimo
    e non lancia insulti al suo vicino.
    Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
    ma onora chi teme il Signore. R.

    Non presta il suo denaro a usura
    e non accetta doni contro l’innocente.
    Colui che agisce in questo modo
    resterà saldo per sempre. R.


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  2. Antifona
    Li farai principi di tutta la terra;
    faranno ricordare il tuo nome per tutte le generazioni;
    i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. (Cf. Sal 44,17-18)

    Colletta
    Difendi, o Signore, la tua Chiesa,
    che dalla predicazione degli apostoli Pietro e Paolo
    ha ricevuto il primo annuncio del Vangelo:
    con il loro aiuto cresca nella fede e nell’amore,
    sino alla fine dei tempi.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte per le sante e venerande leggi.
    Dal secondo libro dei Maccabèi
    2Mac 6,18-31

    In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita.
    Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro.
    Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi».
    Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia.
    Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui».
    In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 3

    R. Il Signore mi sostiene.

    Signore, quanti sono i miei avversari!
    Molti contro di me insorgono.
    Molti dicono della mia vita:
    «Per lui non c’è salvezza in Dio!». R.

    Ma tu sei mio scudo, Signore,
    sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
    A gran voce grido al Signore
    ed egli mi risponde dalla sua santa montagna. R.

    Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
    il Signore mi sostiene.
    Non temo la folla numerosa
    che intorno a me si è accampata. R.

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    1. Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio
      come vittima di espiazione per i nostri peccati. (1Gv 4,10b)

      Alleluia.

      Vangelo
      Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
      Dal Vangelo secondo Luca
      Lc 19,1-10

      In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
      Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
      Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
      Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

      Parola del Signore.

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  3. Le Parole dei Papi
    Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi; vede la persona con gli occhi di Dio, che non si ferma al male passato, ma intravede il bene futuro; Gesù non si rassegna alle chiusure, ma apre sempre, sempre apre nuovi spazi di vita; non si ferma alle apparenze, ma guarda il cuore. E qui ha guardato il cuore ferito di quest’uomo: ferito dal peccato della cupidigia, da tante cose brutte che aveva fatto questo Zaccheo. Guarda quel cuore ferito e va lì. (PAPA Francesco Angelus 30 ottobre 2016)

    Zaccheo vuole vedere Gesù. Qualcosa lo spinge a vederlo. «Corse avanti – dice il Vangelo – e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là» (v. 4). Salì su un sicomoro: Zaccheo, l’uomo che dominava tutto, fa il ridicolo, va sulla strada del ridicolo per vedere Gesù. Pensiamo un po’ cosa accadrebbe se, per esempio, un ministro dell’economia salisse su un albero per guardare un’altra cosa: rischia la beffa. E Zaccheo ha rischiato la beffa per vedere Gesù, ha fatto il ridicolo. Zaccheo, nella sua bassezza, sente il bisogno di cercare un altro sguardo, quello di Cristo. Ancora non lo conosce, ma aspetta qualcuno che lo liberi della sua condizione – moralmente bassa –, che lo faccia uscire dalla palude in cui si trova. Questo è fondamentale: Zaccheo ci insegna che, nella vita, non è mai tutto perduto. Per favore, mai tutto è perduto, mai! Sempre possiamo fare spazio al desiderio di ricominciare, di ripartire, di convertirci. (Papa Francesco - Angelus, 30 ottobre 2022)

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  4. FAUSTI - L'incontro tra Gesù e Zaccheo realizza la salvezza, impossibile a tutti, ma non a Dio, presso il quale “Nulla è impossibile” (1, 37). Finalmente il desiderio dell'uomo di vedere il Figlio dell'uomo si incontra con il “dovere” di questi di dimorare e riposare presso di lui.
    Finalmente Dio e uomo trovano casa l'Uno nell'altro e possono cessare dalla loro fatica.
    E' il faccia a faccia con il Salvatore, al quale ciascuno è chiamato.
    Anticipato ora per uno, si estenderà poi a tutti, fino agli estremi confini della terra.
    In Zaccheo (=Dio ricorda) quel Dio che provvede anche ai piccoli del corvo che gridano a Lui
    (Sl 147,9) si ricorda di ogni uomo, per quanto piccolo e immondo, e lo rende puro, perché possa compiere il santo viaggio.
    Zaccheo, peccatore immondo, che Dio non può non ricordare e purificare, è il nome di ognuno di noi. Zaccheo non poteva salire su un terrazzo. Nessuno avrebbe accolto in casa un peccatore immondo. Non aveva altra scelta che un albero.
    Anche Gesù sale a Gerusalemme per essere elevato sulla croce, l'albero del Regno, che accoglie tutti. E' il legno della povertà, dell'umiliazione e dell'umiltà estrema, che porta il peccato del mondo.
    Adamo, la cui vocazione è di essere simile a Dio, sbagliò pianta e salì su quella della potenza. Zaccheo, guarito alla vista, sale su quella che gli permette di vedere l'impotenza di Colui che passa sotto di lì, perché deve dimorare e riposare presso ogni piccolo.
    Da quest'albero, vero albero di vita, Zaccheo conoscerà quel sommo bene . Il Figlio dell'uomo che passa e compie la Scrittura. Vedrà il suo Signore. Oltre la Sua venuta nella mangiatoia tra le bestie, e sul Calvario sulla croce, viene nella perdizione, luogo naturale della Sua Nascita.
    L'incontro di Gerico è il Natale dell'anima in Dio di Dio nell'anima.
    Da questo incontro di sguardi , scaturisce oggi la salvezza : il Salvatore nasce nel cuore dell'uomo per cui è morto.
    Zaccheo, l'insalvabile per eccellenza, trova il Figlio dell'uomo, venuto a cercare ciò che era perduto : “bisogna” che “oggi” e “in fretta” “dimori” “ nella tua casa”.
    L'insalvabile ha l'unica prerogativa richiesta per la salvezza : vede la propria miseria e “cerca di vedere” la Misericordia del Signore che passa.
    Questo è il principio di ogni illuminazione.
    Zaccheo – figura di Adamo che si è nascosto al Volto del suo Signore – è la Gerico inespugnabile.
    Gesù dapprima si accosta e gli guarisce l'occhio, malato da sempre d'invidia mortale.
    Può quindi vedere il Suo sguardo che seduce tutti.
    Aperta la finestra del suo cuore, per essa entra e prende possesso di lui.
    Come il cieco alzò gli occhi verso il suo Signore, così, Colui che si è fatto il più piccolo di tutti, alza gli occhi verso Zaccheo. Per quanto piccolo, sta sempre più in alto di lui, come anche tutti i discepoli. Infatti si è abbassato più di tutto, per poter servire tutti.
    Solo l'umile incontra Dio, perché Dio è Umile.
    L'amore fa considerare l'altro superiore a se stesso. (Fil 2,3).
    Noi tutti abbiamo una casa in cui accogliere Gesù.
    Dio è pura accoglienza , e altro non cerca che essere accolto.
    Il Padre nel Figlio accoglie tutti , e tutti quelli che accolgono il Figlio, sono con Lui accolti nel Padre. La sesta opera di Gesù – quella che ristabilisce l'uomo nella sua natura originaria – è aprirgli la mano chiusa e rattrappita, perché possa ricevere il Dono di Dio, Dio Stesso.
    Tutta la Bibbia narra la ricerca che Dio fa dell'uomo.
    Nel Suo Amore si spoglia di tutto, anche di Sé, e si abbassa ad ogni umiliazione pur di trovarlo. Ma può trovare solo chi già Lo cerca.
    E Lo cerca solo chi é già stato da Lui trovato e guarito nell'occhio, perché possa desiderarlo.
    Ora Gesù può entrare in Gerusalemme e compiere ciò per cui è venuto. Zaccheo ne è l'anticipo.

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ASCENSIONE Lc 24,49 - 53