mercoledì 6 novembre 2019

"COSI' VI SARA' GIOIA NEL CIELO " Lc 15,1-10




4 commenti:

  1. Antifona
    Misericordioso e pietoso è il Signore,
    lento all'ira e grande nell'amore.
    Buono è il Signore verso tutti,
    la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144,8-9)

    Colletta
    O Dio, che con i tuoi gloriosi doni di salvezza
    ci rendi partecipi sulla terra dei beni del cielo,
    guidaci nelle vicende della vita
    e accompagnaci alla splendida luce della tua dimora.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Il nostro Dio viene a salvarci.
    Dal libro del profeta Michèa
    Mic 7,14-15.18-20

    Pasci il tuo popolo con la tua verga,
    il gregge della tua eredità,
    che sta solitario nella foresta
    tra fertili campagne;
    pascolino in Basan e in Gàlaad
    come nei tempi antichi.
    Come quando sei uscito dalla terra d'Egitto,
    mostraci cose prodigiose.
    Quale dio è come te,
    che toglie l'iniquità e perdona il peccato
    al resto della sua eredità?
    Egli non serba per sempre la sua ira,
    ma si compiace di manifestare il suo amore.
    Egli tornerà ad avere pietà di noi,
    calpesterà le nostre colpe.
    Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
    Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,
    ad Abramo il tuo amore,
    come hai giurato ai nostri padri
    fin dai tempi antichi.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 102 (103)

    R. Misericordioso e pietoso è il Signore.
    Oppure:
    R. Il Signore è buono e grande nell’amore.

    Benedici il Signore, anima mia,
    quanto è in me benedica il suo santo nome.
    Benedici il Signore, anima mia,
    non dimenticare tutti i suoi benefici. R.

    Egli perdona tutte le tue colpe,
    guarisce tutte le tue infermità,
    salva dalla fossa la tua vita,
    ti circonda di bontà e misericordia. R.

    Non è in lite per sempre,
    non rimane adirato in eterno.
    Non ci tratta secondo i nostri peccati
    e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.

    Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
    così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
    quanto dista l’oriente dall’occidente,
    così egli allontana da noi le nostre colpe. R.

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    Risposte
    1. Acclamazione al Vangelo
      Lode e onore a te, Signore Gesù!

      Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
      Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te. (Lc 15,18)

      Lode e onore a te, Signore Gesù!

      Vangelo
      Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
      Dal Vangelo secondo Luca
      Lc 15,1-3.11-32

      In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
      Ed egli disse loro questa parabola:
      «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
      Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
      Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

      Parola del Signore.

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  2. Le Parole dei Papi
    «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro» (v. 2). Questa frase si rivela in realtà come un annuncio meraviglioso. Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro. È quello che accade a noi, in ogni Messa, in ogni chiesa: Gesù è contento di accoglierci alla sua mensa, dove offre sé stesso per noi. È la frase che potremmo scrivere sulle porte delle nostre chiese: “Qui Gesù accoglie i peccatori e li invita alla sua mensa”. (…) Nella prima parabola dice: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta?» (v. 4) Chi di voi? Una persona di buon senso no: fa due calcoli e ne sacrifica una per mantenere le novantanove. Dio invece non si rassegna, a Lui stai a cuore proprio tu che ancora non conosci la bellezza del suo amore, tu che non hai ancora accolto Gesù al centro della tua vita, tu che non riesci a superare il tuo peccato, tu che forse per le cose brutte che sono accadute nella tua vita non credi nell’amore. Nella seconda parabola, tu sei quella piccola moneta che il Signore non si rassegna a perdere e cerca senza sosta: vuole dirti che sei prezioso ai suoi occhi, che sei unico. Nessuno ti può sostituire nel cuore di Dio. Tu hai un posto, sei tu, e nessuno può sostituirti; e anch’io, nessuno può sostituirmi nel cuore di Dio. (Papa Francesco - Angelus, 15 settembre 2019)
    - Il Signore non può rassegnarsi al fatto che anche una sola persona possa perdersi. L’agire di Dio è quello di chi va in cerca dei figli perduti per poi fare festa e gioire con tutti per il loro ritrovamento. Si tratta di un desiderio irrefrenabile: neppure novantanove pecore possono fermare il pastore e tenerlo chiuso nell’ovile. Lui potrebbe ragionare così: “Faccio il bilancio: ne ho novantanove, ne ho persa una, ma non è una grande perdita”. Lui invece va a cercare quella, perché ognuna è molto importante per lui e quella è la più bisognosa, la più abbandonata, la più scartata; e lui va a cercarla. (Papa Francesco Udienza generale, 4 maggio 2016)
    - Anzitutto far festa, cioè manifestare a chi si pente o è in cammino, a chi è in crisi o è lontano, manifestare la nostra vicinanza. Perché bisogna fare così? Perché questo aiuterà a superare la paura e lo scoraggiamento, che possono venire dal ricordo dei propri peccati. Chi ha sbagliato, spesso si sente rimproverato dal suo stesso cuore; distanza, indifferenza e parole pungenti non aiutano. Perciò, secondo il Padre, bisogna offrirgli una calda accoglienza, che incoraggi ad andare avanti. (…) Quanto bene può fare un cuore aperto, un ascolto vero, un sorriso trasparente; fare festa, non far sentire a disagio! Il padre poteva dire: va bene figlio, torna a casa, torna a lavorare, vai nella tua stanza, sistemati, e al lavoro! E questo sarebbe stato un perdono buono. Ma no! Dio non sa perdonare senza fare festa! E il padre fa festa, per la gioia che ha perché è tornato il figlio. E poi, secondo il Padre, bisogna rallegrarsi. Chi ha un cuore sintonizzato con Dio, quando vede il pentimento di una persona, per quanto gravi siano stati i suoi errori, se ne rallegra. Non rimane fermo sugli sbagli, non punta il dito sul male, ma gioisce per il bene, perché il bene dell’altro è anche il mio! E noi, sappiamo vedere gli altri così? (Francesco - Angelus, 27 marzo 2022)

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  3. FAUSTI – Qui si rivela il centro del Vangelo : Dio come Padre di tenerezza e di misericordia, ben diverso da quello da cui Adamo era fuggito per paura. Egli trasale di gioia quando vede tornare a casa il figlio più lontano e invita tutti a gioire con Lui:” Bisogna far festa !”. il Banchetto del capitolo precedente è questa festa del Padre che vede ormai occupato l'ultimo posto a mensa.
    La Sua casa è piena, il Suo Cuore trabocca: nel ritorno dell'ultimo, ogni figlio perduto è ormai con Lui.
    “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio”(14,15) Gesù fin dall'inizio ne mangia con i peccatori.
    Ora invita anche i giusti.
    Attaccato da loro con cattiveria, li contrattacca con la Sua bontà. Vuole portarli a conversione.
    Ma l'impresa è ben più difficile che con i peccatori.
    Questi, a causa della loro miseria, sentono la necessità della Sua misericordia.
    Quelli, invece, arroccati nella propria giustizia, sono autosufficienti..
    Così, mentre condannano i fratelli ingiusti, ignorano e rifiutano il Padre, che ama gratuitamente e necessariamente tutti i Suoi figli. Il Suo Amore non è proporzionale ai meriti, ma alla miseria.
    L'Eucaristia, cibo e vita nuova per il cristiano, è Pane del perdono :mangiato da ogni peccatore pentito, è rifiutato solo da chi è soddisfatto di sé. La misericordia di Dio lo rimanda a mani vuote, perchè possa essere tra gli affamati che vengono saziati.
    Il capitolo quindicesimo è rivolto al giusto, perché non resti vuoto il suo posto alla mensa del Padre ; egli deve partecipare alla festa che il Padre fa per il Suo figlio perduto e ritrovato.
    Questa parabola parla della conversione , ma non del peccatore alla giustizia, ma del giusto alla misericordia.
    La Grazia che Dio ha usato verso di noi, Suoi nemici, deve rispecchiarsi nel nostro atteggiamento verso i nemici, e verso i fratelli peccatori.
    Il Padre non esclude nessun figlio dal Suo Cuore. Si esclude da Lui solo chi esclude un fratello.
    Ma Gesù, il figlio che conosce il Padre, si preoccupa di recuperare anche colui che, escludendo il fratello, si esclude dal Padre.
    Le tre scene della parabola presentano una certa simmetria con le tre chiamate al banchetto del capitolo precedente.
    Quello della pecora smarrita corrisponde alla seconda chiamata , rivolta alle pecore perdute d'Israele; quella della dracma corrisponde alla terza chiamata, rivolta ai pagani.
    Resta vuoto ancora solo il posto di chi fu chiamato per primo, l'Israele della legge.
    E' il fratello maggiore, figura di ogni credente al quale è indirizzata la parabola, in particolare l'ultima scena, perchè partecipi al banchetto di salvezza., alla danza e alla festa per il Figlio perduto e ritrovato, Morto e Risorto.
    In realtà la pecora non si è convertita, come la dracma non tornerà da sé nel borsellino.
    Sono semplicemente trovate, proprio perchè perdute, da Colui che per primo si è convertito a loro, nel Suo Amore.
    La conversione implica un riconoscimento della propria perdizione, e, più che un nostro ritorno a Dio, consiste nell'accogliere chi è venuto a cercarci.
    Convertirsi è volgere lo sguardo dal proprio io a Dio, e vedere, invece della propria nudità, l'occhio di Colui che da sempre ci guarda con Amore.
    Allora nasce la Vita Nuova, nella Lode e nella Gioia del Padre.
    Il nostro centro non è più il nostro io, ma Dio : passiamo dalla nostra giustizia, fallita o presunta, trascurata o ricercata -. comunque irraggiungibile – alla Sua compiacenza nel vedere che noi ci volgiamo a Lui, che da sempre si è rivolto a Noi!!!!

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ASCENSIONE Lc 24,49 - 53