giovedì 7 novembre 2019

"GESU' DICEVA AI DISCEPOLI: - UN UOMO RICCO AVEVA UN AMMINISTRATORE-" Lc 16,1-8



 

4 commenti:

  1. Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
    da me non stare lontano;
    vieni presto in mio aiuto,
    o Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)

    Colletta
    Dio onnipotente e misericordioso,
    tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
    il dono di servirti in modo lodevole e degno;
    fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.


    Prima Lettura
    Sono ministro di Cristo Gesù tra le genti, perché esse divengano un’offerta gradita.
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
    Rm 15,14-21

    Fratelli miei, sono anch’io convinto, per quel che vi riguarda, che voi pure siete pieni di bontà, colmi di ogni conoscenza e capaci di correggervi l’un l’altro.
    Tuttavia, su alcuni punti, vi ho scritto con un po’ di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo.
    Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito.
    Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, ma, come sta scritto: «Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno, e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno».

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 97 (98)

    R. Agli occhi delle genti il Signore ha rivelato la sua giustizia.
    Oppure:
    R. La salvezza del Signore è per tutti i popoli.

    Cantate al Signore un canto nuovo,
    perché ha compiuto meraviglie.
    Gli ha dato vittoria la sua destra
    e il suo braccio santo. R.

    Il Signore ha fatto conoscere la sua vittoria,
    agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
    Egli si è ricordato del suo amore,
    della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.

    Tutti i confini della terra hanno veduto
    la vittoria del nostro Dio.
    Acclami il Signore tutta la terra,
    gridate, esultate, cantate inni! R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Chi osserva la parola di Gesù Cristo
    in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. (1Gv 2,5)

    Alleluia.

    Vangelo
    I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
    Dal Vangelo secondo Luca
    Lc 16,1-8

    In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
    «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
    L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
    Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
    Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

    Parola del Signore.

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  2. Fratelli e sorelle, questa pagina evangelica fa risuonare in noi l’interrogativo dell’amministratore disonesto, cacciato dal padrone: «Che cosa farò, ora?» (v. 3). Di fronte alle nostre mancanze, ai nostri fallimenti, Gesù ci assicura che siamo sempre in tempo per sanare con il bene il male compiuto. Chi ha causato lacrime, renda felice qualcuno; chi ha sottratto indebitamente, doni a chi è nel bisogno. Facendo così, saremo lodati dal Signore “perché abbiamo agito con scaltrezza”, cioè con la saggezza di chi si riconosce figlio di Dio e mette in gioco sé stesso per il Regno dei cieli. La Vergine Santa ci aiuti ad essere scaltri nell’assicurarci non il successo mondano, ma la vita eterna, affinché al momento del giudizio finale le persone bisognose che abbiamo aiutato possano testimoniare che in loro abbiamo visto e servito il Signore. (Papa Francesco - Angelus, 22 settembre 2019)
    A tale astuzia mondana noi siamo chiamati a rispondere con l’astuzia cristiana, che è un dono dello Spirito Santo. Si tratta di allontanarsi dallo spirito e dai valori del mondo, che tanto piacciono al demonio, per vivere secondo il Vangelo. E la mondanità, come si manifesta? La mondanità si manifesta con atteggiamenti di corruzione, di inganno, di sopraffazione, e costituisce la strada più sbagliata, la strada del peccato, perché una ti porta all’altra! È come una catena, anche se - è vero - è la strada più comoda da percorrere, generalmente. Invece lo spirito del Vangelo richiede uno stile di vita serio - serio ma gioioso, pieno di gioia! -, serio e impegnativo, improntato all’onestà, alla correttezza, al rispetto degli altri e della loro dignità, al senso del dovere. E questa è l’astuzia cristiana! (Papa Francesco Angelus, 18 settembre 2016)

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  3. FAUSTI – La parabola dice quanto fa per noi Colui che è benevolo con tutti i disgraziati e i cattivi. Questa risponde alla domanda .”Che fare” noi, chiamati a diventare come Lui?
    La risposta è implicita nei due termini usati per indicare Dio e l'uomo, chiamati rispettivamente il Signore e l'amministratore.
    Ma l'uomo è un amministratore ingiusto, perchè si è fatto padrone di ciò che non è suo.
    Però ora conosce Dio : sa che tutto dona e tutto perdona. Di conseguenza sa “che fare” anche lui . Condonare ciò che in fondo non è suo. La scena si svolge ancora a quella mensa dove Gesù mangia con i peccatori . Dopo aver rivelato il cuore del Padre ai “giusti” che lo criticano, ora rivela ai discepoli l'uso corretto dei beni del mondo. Chi conosce il giudizio di Dio in Gesù non è più come il proprietario insipiente , che sbaglia nel sapere “che fare” Illuminato dalla sapienza del Vangelo , è come l'amministratore fedele e sapiente associato alla gloria del suo Signore.
    Il centro del brano è l'elogio dell'amministratore , che sfocia
    nell'esortazione ad agire come lui. La parabola ci insegna che anche i beni materiali vanno gestiti per quel che sono, secondo la loro natura di dono.
    Luca sa che quel che abbiamo accumulato è frutto di ingiustizia ; non l' abbiamo fatto propriamente per puro amore di Dio e del prossimo.
    Sa anche che continuiamo a vivere in un mondo che avanza sullo stesso binario.
    In tale situazione siamo chiamati a vivere con il criterio opposto a quello dell'egoismo.
    Abbiamo capito “che fare” : i beni sono un dono del Padre da condividere tra i fratelli.
    Questa parabola sconcerta un poco lettori e commentatori . Sembra oscura.
    In realtà è chiara : il Signore elogiò l'amministratore sapiente che cominciò a donare , come biasimò la stoltezza del padrone insipiente che continuò ad accumulare.
    Il racconto è probabilmente desunto da un fatto di cronaca : un amministratore ,accusato dalla sua avidità eccessiva ormai insostenibile , trova conveniente iniziare un nuovo tipo di rapporto, quello del dono.
    Gli è necessario per vivere quando sarà finita la sua amministrazione .
    Tale astuzia di uno dei figli di questo mondo, ci svela la vera sapienza che manca ai cosiddetti figli della luce e illustra il tema della misericordia , caro a Luca : a chi perdona, sarà perdonato, a chi dà, sarà dato . Sappiamo inoltre che la carità copre una moltitudine di peccati, perchè chi dona al povero, fa un prestito a Dio (Pr 19,17). Per questo “meglio è praticare l'elemosina che mettere da parte oro”. Infatti “salva dalla morte e purifica da ogni peccato” (Tb 12,9).
    La fede in Dio si gioca nella fedeltà in ciò che Egli ci ha affidato.
    C'è una falsa astuzia che fa porre la fiducia, invece che nel Creatore, nelle creature.
    E' una perversione che fa dei mezzi il fine , e ci riduce a servire a essi invece di servircene.
    La vera astuzia è di chi sa che tutto ciò che c'è , è dono di Dio, ed è un mezzo per entrare in comunione col Padre e con i fratelli. Per questo vive in rendimento di grazie e in spirito di condivisione .Il fallimento dell'uomo consiste nell'amare ciò che non è l'oggetto del suo cuore.

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  4. https://salmiognigiorno.blogspot.com/2025/02/salmo-98-il-giudice-della-terra-b-c.html
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ASCENSIONE Lc 24,49 - 53